IMPRIGIONATI NEL CELLULARE


Siamo ormai imprigionati nella rete del cellulare, e quando siamo in strada non ci accorgiamo nemmeno di chi o cosa incontriamo, e rischiamo anche di cadere in una buca se non vediamo gli ostacoli sulla via.

Ogni cellulare ha la sua rete, nella quale siamo ingrippati e racchiusi, come in un vicolo cieco, ma ci illudiamo di vedere il mondo, e non ci accorgiamo che non vediamo altro che il nostro io.

Cellulari nei quali ci perdiamo in un orizzonte delineato ad hoc per noi, ma non per tutti; non rientrano nella nostra comunità quelli che vivono in umanità, ma solo coloro che col commercio fanno le regole e le leggi di adesso, e che poi non ci saranno più, e noi resteremo sempre più soli quaggiù.

Avere un cellulare non è sufficiente, se non sai viverlo da persona vincente; altrimenti, sarai perso e perdente nella vita e nella via, e non saprai più ritrovare il senso di chi tu sia.

 

CHI NON HA SFOGO HA SFIGA


La sfortuna e il destino avverso ce lo tiriamo addosso, non c'è dubbio: inutile dare la colpa a fuori, siamo noi i detentori del nostro modo di gestire passato, presente e futuro. Non c'è nè dio nè destino che dominano le nostre avventure di vita e le nostre scelte. 

Pur contaminati dal un peccato originale che ci intacca, siamo parzialmente liberi, in quel che ci riguarda. Ma se non abbiamo uno sfogo che faccia emanare da noi le energie negative, certo che la sfiga ce la tiriamo addosso in pieno e subito.

Abbiamo bisogno di creare un bisogno adatto a noi, a cui riferire le nostre intenzioni, attenzioni e emozioni. Uno sfogo che permetta a noi di non implodere anche nelle cose più buone e più belle, ma che non hanno aperture, e quindi ci soffocano e ci ingrippano nel cuore, nell'animo e nella mente.

Siamo noi i conduttori della nostra vita, a condizione di avere per essa sempre una via sfogo, per non restare fermi e muti nella sfiga.


L'IMPREVEDIBILE

 

L'imprevedibile ci deve affascinare in quanto avviene a sorpresa, e per noi le sorprese sono sempre attese con trepidazione e gioia. Ecco allora che ciò che non è visto nè pre-visto diventa oggetto di attenzione e di considerazione, e ci allena a vedere oltre le nostre immagini dei sensi, per attendere qualcosa di più e al di là dei confini della vista esteriore. Proprio per questo, l'imprevedibile suscita in noi la fede, la speranza e l'amore per tutto ciò che ancora non c'è, e diventa in tutti i sensi atto di fede.

Quando l'imprevedibile cala nei nostri giorni, siamo invitati a cogliere in questa pioggia benefica di sorpresa l'occasione per rivalutare la nostra programmazione giornaliera, i nostri valori quotidiani, i nostri ritmi assodati. Tutto viene sconvolto, ma tutto anche viene coinvolto in modo nuovo, sorprendente - appunto.

Lasciamoci cogliere da questa grazia di doni benefici che scendono nella nostra vita; e anche se ci troviamo impreparati, disponiamoci a cogliere in modo nuovo e originale quello che da sempre prendevamo senza alcuna criticità, con ingenua e facile superficialità. 

Che questa novità ci sconvolga e coinvolga cuore, animo e mente per un rinnovamento vitale, essenziale e umanizzante per noi e per tutti.


LA FRETTA...


La fretta ci contagia in ogni occasione, ma è mia opinione - non so se anche la vostra - che quando c'è qualcosa che ci interessa, tipo salute o cose necessarie, la fretta va a farsi fottere, e siamo disposti ad aspettare anche vari minuti, quasi ore, per arrivare là dove vogliamo.

Quindi, ricapitolando, vorrei affermare che tutto quello che ci interessa e riguarda nel vivo, ha bisogno di attesa, e noi siamo disposti, con estrema pazienza, ad attendere il nostro turno, senza mai nemmeno ombreggiare un ricorso alla coscienza. 

Quel che ci riguarda, nel piccolo e nel poco, diventa occasione per affermare che siamo disposti ad ottenere per noi e per i nostri cari quella occasione, anche attendendo ore e ore.

Questo è l'avvento che si celebra nella chiesa in questi giorni in vista del Natale, ma questo è soprattutto l'Avvento che si vive nella quotidianità, vivendo l'attesa come pazienza e senza pretesa, come accoglienza e senza fretta, come sorpresa e senza condizioni.

Al di là di ogni considerazione, l'umanità di oggi sta riscoprendo il senso del Natale.

  

INCIDENTI ?

 

Siamo ancora incidenti in questa nostra società caotica e anonima, cari miei?

Incidenti qua e là ce ne sono ogni giorno, ma io parlo di essere in bene capaci di incidere nella società, nell'umanità.

Oppure, il nostro essere passa accanto incrociando senza mai incontrare?

Parlo di qualcuno...ma parlo veramente con qualcuno, oltre il semplice dire?

Gli altri sono incidenti nella mia vita, lascio che lascino in me un segno, oppure sono solo incidenti sul mio percorso?

Io sono incisivo, incidente nella vita altrui nel lasciare segni e sapendo intercettare le loro attese, oppure gli altri sono solo incidenti a scapito del mio vivere?

Nella vita, se non siamo insieme incidenti, a che serviamo?


IL TRAMONTO DEL MONDO

 

Il mondo delle scemenze non ha mai perdenti, in quanto ogni falsa realizzazione è soggetta al vaglio della comune opinione, ma siccome la comunità umana si regola sul sentire della pancia, ecco che la garanzia della validità sta sempre e solo nel sentire (falso o vero non importa) della comunità.

Che, a questo punto, corrisponde anche a comodità.

Se stiamo bene insieme, tutto quel che c'è ci conviene e ha valore; tutto il resto viene gettato, a meno che non sia da qualcuno riciclato. Il mondo delle apparenze non ha perdenti, anzi, mira alla vittoria dei più: di chi avanza e sgomita, di chi supera e si innalza, di chi ha mire in alto che più alto non si può.

Ma è anche vero che ogni scemenza e apparenza non può vivere sempre in appartenenza: ad un certo punto avrà la sua fine, proprio perchè manca di un fine. 

E allora, proprio in quel momento, si rivelerà il vero intendimento di un mondo che pensa solo al proprio arricchimento, a scapito di tutti coloro che non possono. 

E saranno proprio questi, i più deboli, ad indebolire con le loro crepe e le loro fragilità il sistema che si credeva un dio, intaccandolo del loro verme, della loro fragilità, e di quel nulla che a tutti rivelerà che non serve a niente avere tutto, se poi un nulla sei.


EMOZIONI

 

Ogni emozione genera un sentimento che non va al di là dell'io e per questo resta sempre isolato e fragile, soggetto alla solitudine e alla delusione.

Proprio per questo è importante che le nostre emozioni siano rivissute in un ambito più ampio: nella socialità, qualunque essa sia, senza nessuna etichetta di religiosità o di partiticità, senza settorialità o confini.

Le nostre emozioni devono essere avvalorate da un insieme che sia costituito da persone che condividono una sola condizione: il confronto. 

Senza confronto, anche le più belle idee e affermazioni, si affondano nel marasma e nel caos della vita quotidiana, che non tollera altro che se stessa: il caos e il disordine, per poter affermare ciò che interessa al mondo di oggi: piacere, grandezza, potere.

Le emozioni, senza questo confronto oggettivo, finiranno nel cesso; con il confronto avranno almeno una possibilità di successo.